LITURGIA - Copia - Chiesa a Villa Borghese Roma

IMMACOLATA
a villa borghese
Chiesa di
Santa Maria
Immacolata
Rettoria a villa borghese
a Villa Borghese
Immacolata
SANTA MARIA
Santa Maria
Rettoria
RETTORIA
a Villa Borghese
a VILLA BORGHESE
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LITURGIA * LITURGIA DELLE "ORE" * I PADRI DELLA CHIESA *LE ICONE DEL MESE

liturgia
"l'anno liturgico è composto dal ciclo delle stagioni liturgiche, le quali determinano le feste da osservare, le celebrazioni dei Santi, e i passi delle Sacre scritture da leggersi nelle celebrazioni."
L'anno liturgico è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell'arco di un intero anno.

Si inizia con il
tempo di Avvento
è effettivamente l'inizio del nuovo anno liturgico, ovvero, un tempo di speranza e di preghiera in attesa della venuta di Gesù Cristo che si compirà con la sua nascita, il 25 di dicembre.
Nel 2020, l'Avvento comincia domenica 29 novembre e dura quattro settimane durante le quali si rimane in attesa della nascita di Gesù.
La festa del Natale risale alla prima metà del IV secolo, ma solo nel VI secolo è stato creato un tempo di preparazione, di riflessione e di penitenza.
Infatti, l’Avvento, come dice il nome, è un tempo di attesa della venuta del Signore. La prima parte è orientata all’annunciazione, la seconda è concentrata sulla nascita del figlio di Dio. Tempo di attesa e di speranza ma anche di ascolto e riflessione sul regno di giustizia e pace inaugurato dalla venuta del Messia.
In questo contesto avviene la solennità dell’Immacolata Concezione, a Lei è dedicata la nostra chiesa, che sottolinea come l’opera del Salvatore inizia santificando la Madre fin dal suo concepimento.
Il colore che contraddistingue il periodo dell'Avvento è il viola.


Segue, appunto, il
 tempo natalizio
È nato per noi Gesù, il Salvatore!
La nascita di Gesù, il Salvatore:
      • dono del Padre (Natale).
      • la sua salvezza viene donata a tutti i popoli della terra, rappresentati dai Magi (Epifania).
Perché facciamo festa a Natale? A Natale facciamo festa perché Dio Padre ha tanto amato tanto gli uomini da donare il suo Figlio Gesù.
Natale è la festa di Gesù, il Salvatore.
Quando noi pronunciamo il nome di Gesù non ci rivolgiamo a uno dei più grandi personaggi del mondo, ma al Figlio di Dio: «Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza» (Eb 1,3).

La Liturgia delle Ore nasce dall’esortazione di Gesù a pregare sempre,
La Liturgia delle Ore sancisce un momento di dialogo fra Dio e gli uomini.
La Liturgia delle Ore si compone fondamentalmente della lettura della Parola di Dio e di Salmi diversi a seconda dei giorni e dell’orario.

Tutte queste preghiere comuni, suddivise nell’arco della stessa giornata, furono ordinate e andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio divino, una preghiera di lode e supplica della Chiesa con Cristo e a Cristo, arricchita di letture bibliche, cantici e inni.
La riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo le diverse ore della giornata in cui i monaci dovevano ritrovarsi a pregare insieme, e le modalità.
L’usanza della Liturgia delle Ore si diffuse rapidamente anche al di fuori dei monasteri.
il Concilio Vaticano II ha decretato che, mentre i presbiteri e i vescovi devono praticare la celebrazione della Liturgia delle Ore nella sua forma integrale e i vescovi e i diaconi devono recitare le tre Ore maggiori, anche i fedeli sono tenuti a celebrare ogni giorno almeno le Ore canoniche, ovvero le Lodi mattutine all’inizio della giornata e i Vespri al tramonto.
COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
dalle Omelie di san giovanni crisostomo
Omelie., In Matth. h. 50, 3-4

Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi.
Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità.
Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare (cfr. Mt 25, 42), e: Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a me (cfr. Mt 25, 45).
Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.
Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a colui che vogliamo venerare è quello che lui stesso vuole, non quello escogitato da noi.
Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che egli ha comandato, fa’ che i poveri beneficino delle tue ricchezze.
Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.
Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina.
Dio infatti accetta i doni alla sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.
Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore.
Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?
Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto.
Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello.
Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni.
Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre.
Questi è un tempio vivo più prezioso di quello.


NOVEMBRE


FESTA Di
San Martino di Tours
11 novembre

GLI ANGELI
 La nascita dei culti angelici e di quello micaelico in particolare e' antichissima.
 Nel mondo pagano il termine angelo non aveva il significato che noi oggi gli attribuiamo: Omero definisce Hermes “angelos” degli dei, conferendo al termine il significato di messaggero.
 Filone d'Alessandria, nel I secolo a.C., identificò la natura degli angeli come esseri superiori.
 Con Filone gli angeli perdono la funzione di messaggeri e diventano portatori di rivelazione per gli uomini, presiedono alla creazione, proteggono il genere umano e accompagnano le anime in cielo.
 Nel Vecchio Testamento gli angeli sono individuati con il termine di messaggero, caratterizzati spesso con un atteggiamento guerriero e costituiscono l'esercito di Jahve. Non sappiamo da dove il mondo giudaico abbia ereditato la figura dell'angelo. Il Talmud trasmette che i nomi degli angeli vennero ad Israele da coloro che tornarono dalla cattività di Babilonia.
 La devozione agli angeli pertanto combina tutto un insieme di credenze bibliche, giudaiche, gnostiche e pagane.
 
 
MICHELE
La figura di Michele si distacca ben presto dall'indistinta moltitudine angelica. Nelle sacre scritture l'Arcangelo Michele è il grido di guerra in difesa dei diritti di Dio e viene menzionato diverse volte.
In Daniele (10,21) Michael è uno dei capi supremi che viene in aiuto del profeta, In Daniele (12,1) lotta in difesa dei giudei perseguitati da Antiochio IV. Nell'Apocalisse (12,7-9) Michele e i suoi angeli combattono contro il drago e gli angeli ribelli.
Nell'Epistola di Giuda è definito, per la prima volta, "Arcangelo" e lotta contro il diavolo per difendere il corpo di Mose.
San Paolo (I Thess 4, 16) dice: "il Signore al segnale dato dalla voce dell’Arcangelo scenderà dal cielo".
In Giovanni (5,4), Michele ha funzione di taumaturgo e guarisce gli infermi per mezzo dell'acqua.
In altre parti delle Sacre Scritture è denominato principe, capo degli angeli, anche se bisogna considerare che nei Vangeli apocrifi tali appellativi sono rivolti anche a Gabriele ed Uriele.
Nei manoscritti di Qumran compare nelle vesti di capo dell'esercito celeste che, insieme agli angeli fedeli, dirige la grande battaglia contro il male e porta al definitivo trionfo dei giusti sui peccatori.
 

IL CULTO
 
Il culto di San Michele sembrerebbe si sia diffuso inizialmente in Asia minore. Una antichissima leggenda greca, pervenuta in tre redazioni ed attribuita al VI-VII secolo, narra che a Chonae, nel luogo dove era venerato l'Arcangelo, gli apostoli Giovanni e Filippo fanno scaturire un'acqua miracolosa. Gli abitanti del luogo, in parte ancora pagani, saputo del miracolo deviano due fiumi per distruggere l'oratorio e la fonte ma l'Arcangelo crea una voragine che inghiottisce i due fiumi e trasforma i pagani in statue. Il santuario diviene meta di pellegrinaggi sin dal IV secolo.
 Grande impulso al culto di San Michele viene dal concilio di Nicea del 787, dove si stabilisce che si potevano fabbricare le immagini degli Angeli, creature al servizio di Dio che ogni tanto appaiono all'uomo.
 Nel 873-74 il patriarca Ignazio costruisce sulla riva asiatica della Propontide il monastero di Satyros dedicandovi una chiesa a San Michele.
 A partire dal IX secolo aumenta la frequenza del nome Michele nell'onomastica bizantina, mentre si e notata la quasi totale assenza del nome nei secoli precedenti.
 
In Occidente il culto di San Michele si diffonde inizialmente, per l'influenza della cultura bizantina.
 Nel V secolo nasce in Puglia, a Monte Sant'Angelo, il luogo più sacro dedicato all'Arcangelo Michele.  
 La tradizione narra che il pastore Gargano, inseguendo un toro della sua mandria che si era rifugiato in una grotta, gli scoccò una freccia che, miracolosamente, torno indietro ferendolo.
 ll vescovo di Siponto venuto a conoscenza dell'accaduto ordinò tre giorni di digiuno e preghiere, trascorsi i quali San Michele gli apparve in sogno rivelandogli che aveva eletto la grotta a suo santuario.
 
Nel territorio garganico, quindi, si allarga la venerazione per San Michele.
 Di qui il culto si propaga nel resto della penisola, sia nelle zone dipendenti da Bisanzio che nei territori longobardi e nel Nord Italia, dove la figura dell’arcangelo viene raffigurata in veste di guerriero armato di lancia e di spada.
 A tal punto che san Michele si trasforma sempre più come "protettore delle milizie" ed "Arcangelo giustiziere".
 



LE ICONE
 
 
L’Arcangelo Michele, protettore della citta' di Arkangelsk in Russia, ha una lancia-stendardo nella mano destra e dei fiori e foglie della palma da datteri nella sinistra. La lancia stendardo praticamente in verticale simboleggia l'unione del cielo con la Terra; il colore rosso dello stendardo e del mantello ne indicano il carattere guerriero mentre i fiori e le foglie di palma simboleggiano la vittoria sul male.
 












Michele combatte Satana con la lancia, una tromba e i simboli della Chiesa: la bibbia e l'incensiere.
Le sue qualità di guerriero sono evidenti dal cavallo alato di colore rosso  e la tromba che annuncia la vittoria e ergendosi a difesa della chiesa di Cristo contro il male.
 











Un'altra classica rappresentazione di Michele, che nella mano destra tiene la lancia in posizione verticale e nella sinistra un globo crocigero. Esso rappresenta il dominio di Cristo (la croce) sulla Terra (il globo).
 
 
 
 
 
 



 
 
 


 
Michele Guerriero con in mano il calice del Sacro Graal e una pergamena su cui è scritto: "le porte del Paradiso che portano alla vita eterna".
 
Rappresentare la funzione di Michele come custode delle porte del paradiso e in effetti sotto di lui al posto del diavolo vediamo un'anima umana.
 


 
 
 
 

















La raffigurazione di un Michele Arcangelo nella sua funzione più alta
con la bilancia per pesare le anime e decidere se permettere l'accesso al paradiso.
 









Papa Pio XII
il 29 settembre 1949

ha proclamato
San Michele Arcangelo

SANTO PATRONO
della Polizia di Stato




Da http://www.arcangelo-michele.it/SMA_interpret_icon_it.htm
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