LITURGIA feb - Chiesa a Villa Borghese Roma

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LITURGIA * LITURGIA DELLE "ORE" * I PADRI DELLA CHIESA *LE ICONE DEL MESE

liturgia
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L'anno liturgico è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell'arco di un intero anno.
"l'anno liturgico è composto dal ciclo delle stagioni liturgiche, le quali determinano le feste da osservare, le celebrazioni dei Santi, e i passi delle Sacre scritture da leggersi nelle celebrazioni."



tempo quaresima
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima, il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua, in cui si è invitati particolarmente alla conversione. È rimasto come giorno principale di digiuno e astinenza dalle carni assieme al Venerdì Santo

QUARESIMA
Il Mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. È il «tempo forte» che prepara alla Pasqua, culmine dell’Anno liturgico e della vita di ogni cristiano.
E' «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione»
Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento che «annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita», ricorda papa Francesco.
Altro aspetto caratteristico del periodo quaresimale è l’uso del colore viola per i paramenti sacri indossati dal sacerdote,
Durante le celebrazioni, ad eccezione delle quarta domenica detta "laetare" nella vicinanza della Pasqua, non troviamo più i fiori ad ornare l’altare, non recitiamo il “Gloria” e non cantiamo l’“Alleluia”.


il numero 40
 
Nella liturgia si parla di “Quadragesima”, cioè di un tempo di quaranta giorni.
Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento raffigurano momenti importanti della fede del popolo di Dio.
Quaranta è un numero che esprime attesa, purificazione, consapevolezza che Dio rimane sempre fedele alle sue promesse.
Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale,
quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai,
quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto,
quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb,
quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
 
Nei Vangeli quaranta sono i giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».
Anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.

Il conteggio della quaresima
 Già nel IV secolo vi è una Quaresima di 40 giorni computati a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. Persa l’unità dell’originario triduo pasquale (nel VI secolo), la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo. Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme). Pertanto per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36) anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì (che diventerà “delle Ceneri”). Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Ma per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, bisogna, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale.

I segni della quaresima
 
digiuno  elemosina  preghiera
Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma anche altre forme di privazione per una vita più sobria.
La tradizione distingue fra digiuno e astinenza, che vanno osservate assieme il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo. L'astinenza va osservata da quanti sono maggiori di 14 anni, mentre il digiuno dai maggiorenni fino all'età di 60 anni.
Chiariamo le diversità.
Il digiuno si sofferma sulla quantità di cibo mentre l’astinenza guarda a ciò che si mangia. Il digiuno comprende un solo pasto completo mentre gli altri saranno “leggeri”. Non si consumano cibi solidi nel resto del giorno, ma sono consentiti i liquidi, inclusi il tè, il caffè e i succhi.
L’astinenza, proprio nei venerdì di Quaresima, «esclude il consumo di carne, sostituito da altri cibi come le verdure o il pesce.
Poi segue l'Elemosina, che va a braccetto con il digiuno. San Leone Magno insegnava: «Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone».
Il digiuno senza carità è mera pratica, Solo un gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione favorisce il contenuto del digiuno.
 
La Quaresima, infine, è un tempo privilegiato per la preghiera.
Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Per papa Francesco, «dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi».

PERSONALE IMPEGNO QUARESIMALE
Ognuno di noi, quindi, durante la Quaresima è invitato a fare propositi precisi

DIGIUNARE
  • digiuno e astinenza il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo;
  • astinenza dalle carni ogni Venerdì di Quaresima
  • sobrietà nei cibi, nelle bevande, nel fumo, nel divertimento, nell’uso di TV, videogiochi, Internet, computer, cellulari e CD
  • rinuncia al superfluo

FARE CARITÀ
  • visitare un malato, una persona sola
  • riavvicinare una persona trascurata
  • sostenere economicamente le iniziative verso chi ha bisogno


PREGARE
  • preghiera personale: fermiamoci 15 minuti al giorno, leggiamo una parola del Vangelo;
  • recitiamo una decina del Rosario;
  • preghiamo insieme in famiglia: recitiamo le preghiere della sera
  • partecipiamo a una S. Messa infrasettimanale;
  • ricevere spesso il Sacramento della Confessione
RITO DELLE CENERI
Il Mercoledì delle Ceneri è strettamente unito all'idea di penitenza, dato che tra gli ebrei si esprimeva coprendosi il capo di cenere e vestendosi con il cosiddetto cilicio.
Quindi, l'origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell'antica prassi penitenziale.
Le ceneri sono segno della debolezza e della fragilità dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27).
Anche Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19)
la cenere è sopatutto il segno esterno di chi si pente del proprio cattivo agire per compiere un cammino verso il Signore.
«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris»
La semplice e coinvolgente liturgia delle ceneri conserva questo duplice significato, così come indicato in una delle due formule opportunamente selezionata: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".
Tutti ricordano cosa disse il Signore ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Genesi 3,19).
La Parola di Dio evoca la fragilità dell'uomo, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Però se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio è misericordia.
Ecco il motivo per il quale è opportuno iniziare la Quaresima con la confessione, non solo per purificare l'anima, ma anche per ricevere più frequentemente la sacra Comunione.
Secondo la tradizione, le ceneri sono ricavate bruciando i rami d'ulivo della Domenica delle Palme dell'anno precedente.


l'imposizione delle ceneri
La situazione sanitaria causata dal coronavirus richiede una particolare attenzione.
Quest’anno, mercoledì 17 febbraio,  il rito della imposizione delle Ceneri avrà la seguente modalità.


Dopo aver benedetto le ceneri e averle asperse con l’acqua benedetta, il sacerdote  si rivolge ai presenti recitando “una volta sola per tutti la formula come nel Messale Romano: “Convertitevi e credete al Vangelo», oppure: “Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai”.
Quindi, il sacerdote impone le ceneri a quanti si avvicinano a lui o, se opportuno, egli stesso si avvicina a quanti stanno in piedi al loro posto.
Il sacerdote prende le ceneri e le lascia cadere sul capo di ciascuno, senza dire nulla.

NUOVA EDIZIONE DEL MESSALE ROMANO: LE NOVITA'
E' ucito il nuovo MESSALE ROMANO.
Infatti, il MESSALE ROMANO ha nuova traduzione in italiano della terza edizione tipica - in latino - del Messale Romano scaturito dal Concilio Vaticano II.
Il nuovo Messale Romano diventerà obbligatorio dalla prossima Pasqua, ossia dal 4 aprile 2021.
Dal prossimo 29 novembre, Prima Domenica di Avvento, è fcoltà di introdurre la nuova versione per favorire la diffusione e la comprensione delle novità presenti.
Non cambia la Messa dal 29 novembre, cambiano alcune formule con cui viene celebrata l’Eucaristia.
Pertanto, fino a Pasqua, ogni domenica dedicheremo qualche momento alla nuova traduzione per valorizzare la liturgia  della Eucarestia.
 
Infatti, fra le novità introdotte quelle sul Padre Nostro: non diremo più «e non ci indurre in tentazione», ma «non abbandonarci alla tentazione». Inoltre, sempre nella stessa preghiera, è previsto l’inserimento di un «anche» («come anche noi li rimettiamo»).
 Altra modifica riguarda il Gloria dove il classico «pace in terra agli uomini di buona volontà» è sostituito con il nuovo «pace in terra agli uomini, amati dal Signore».

LINGUAGGIO “CORRETTO”
Per quanto riguarda il Confiteor (“Confesso…”) durante l’atto penitenziale, dove si diceva “Confesso, a Dio onnipotente e a voi fratelli…”, dovremo dire “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle...“. Il termine “sorelle” viene inserito anche in altre preghiere dove il Celebrante diceva solamente “fratelli”.
Così anche nell’invito del Celebrante dopo la presentazione dei doni, dove si dirà: “Pregate fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito…”. Così nel ricordo dei defunti: “Ricordati anche dei nostri fratelli e sorelle che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”.

Queste sono le principali variazioni che riguardano il popolo e quindi dovranno essere “imparate” da tutti.
Altre modifiche riguardano le parole pronunciate dal sacerdote, ad esempio nelle Preghiera eucaristica.
Le variazioni giungono al termine di un percorso durato oltre 17 anni. Un arco temporale in cui «vescovi ed esperti» hanno lavorato al miglioramento del testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico.
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LITURGIA delle "ORE"
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La Liturgia delle Ore nasce dall’esortazione di Gesù a pregare sempre,
La Liturgia delle Ore sancisce un momento di dialogo fra Dio e gli uomini.
La Liturgia delle Ore si compone fondamentalmente della lettura della Parola di Dio e di Salmi diversi a seconda dei giorni e dell’orario.

Tutte queste preghiere comuni, suddivise nell’arco della stessa giornata, furono ordinate e andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio divino, una preghiera di lode e supplica della Chiesa con Cristo e a Cristo, arricchita di letture bibliche, cantici e inni.
La riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo le diverse ore della giornata in cui i monaci dovevano ritrovarsi a pregare insieme, e le modalità.
L’usanza della Liturgia delle Ore si diffuse rapidamente anche al di fuori dei monasteri.
il Concilio Vaticano II ha decretato che, mentre i presbiteri e i vescovi devono praticare la celebrazione della Liturgia delle Ore nella sua forma integrale e i vescovi e i diaconi devono recitare le tre Ore maggiori, anche i fedeli sono tenuti a celebrare ogni giorno almeno le Ore canoniche.

SUDDIVISIONE
Le preghiere sono previste in diverse ore della giornata, articolata nelle ore canoniche.
Le due ore principali sono:
  • le Lodi Mattutine, che si celebrano all’inizio della giornata;
  • i Vespri, che si celebrano alla sera, solitamente all’imbrunire o prima di cena.

Struttura
La prima ora che si recita nella giornata (sia essa l’Ufficio delle Letture o le Lodi Mattutine) è preceduta dalla recita del salmo invitatorio con la sua antifona, che si ripete tra le strofe.
  • il Benedictus o Cantico di Zaccaria nelle Lodi;
  • il Magnificat o Cantico della Beata Vergine Maria nei Vespri.
* Si apre con un versetto (“O Dio, vieni a salvarmi” – “Signore, vieni presto in mio aiuto”, tratto dal salmo 69), a cui segue il Gloria al Padre.
* Poi un inno, tratto dalle composizioni poetiche di origine ecclesiale.
* Si continua con la recita di tre salmi:
Ogni salmo o parte di salmo è introdotto da un’antifona, che ha la funzione di orientare la preghiera al contenuto del salmo; al termine del salmo, salvo ove diversamente indicato, si recita la dossologia Gloria al Padre. L’antifona si recita di nuovo dopo il Gloria al Padre o comunque alla fine dello stesso salmo.
* Segue una lettura biblica con il suo responsorio.
Nelle LODI e nei VESPRI segue  un cantico tratto dal Vangelo:

Le Lodi si concludono con le invocazioni, e i Vespri con le corrispondenti intercessioni, a cui fa seguito il Padre nostro.
Tutte le ore terminano con l’orazione finale.
COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
S. Giovanni Crisostomo
Commento al Vangelo di san Matteo, 54,4-5


Nessuno, dunque, si vergogni dei segni sacri e venerabili della nostra salvezza, della croce che è la somma e il vertice dei nostri beni, per la quale noi viviamo e siamo ciò che siamo. Portiamo ovunque la croce di Cristo, come una corona. Tutto ciò che ci riguarda si compie e si consuma attraverso di essa. Quando noi dobbiamo essere rigenerati dal battesimo, la croce è presente; se ci alimentiamo di quel mistico cibo che è il corpo di Cristo, se ci vengono imposte le mani per essere consacrati ministri del Signore, e qualsiasi altra cosa facciamo, sempre e ovunque ci sta accanto e ci assiste questo simbolo di vittoria. Di qui il fervore con cui noi lo conserviamo nelle nostre case, lo dipingiamo sulle nostre pareti, lo incidiamo sulle porte, lo imprimiamo sulla nostra fronte e nella nostra mente, lo portiamo sempre nel cuore. La croce è infatti il segno della nostra salvezza e della comune libertà del genere umano, è il segno della misericordia del Signore che per amor nostro si è lasciato condurre come pecora al macello (Is. 53,7; cf. Atti, 8, 32). Quando, dunque, ti fai questo segno, ricorda tutto il mistero della croce e spegni in te l'ira e tutte le altre passioni. E ancora, quando ti segni in fronte, riempiti di grande ardimento e rida' alla tua anima la sua libertà. Conosci bene infatti quali sono i mezzi che ci procurano la libertà. Anche Paolo per elevarci alla libertà che ci conviene ricorda la croce e il sangue del Signore: A caro prezzo siete stati comprati. Non fatevi schiavi degli uomini (1 Cor. 7, 23). Considerate, egli sembra dire, quale prezzo è stato pagato per il vostro riscatto e non sarete più schiavi di nessun uomo; e chiama la croce "prezzo" del riscatto.

Non devi quindi tracciare semplicemente il segno della croce con la punta delle dita, ma prima devi inciderlo nel tuo cuore con fede ardente. Se lo imprimerai in questo modo sulla tua fronte, nessuno dei demoni impuri potrà restare accanto a te, in quanto vedrà l'arma con cui è stato ferito, la spada da cui ha ricevuto il colpo mortale. Se la sola vista del luogo dove avviene l'esecuzione dei criminali fa fremere; d'orrore, immagina che cosa proveranno il diavolo e i suoi demoni vedendo l'arma con cui Cristo sgominò completamente il loro potere e tagliò la testa del dragone (cf. Ap. 12, 1 ss.; 20, 1 ss.).

Non vergognarti, dunque, di così grande bene se non vuoi che anche Cristo si vergogni di te quando verrà nella sua gloria e il segno della croce apparirà più luminoso dei raggi stessi del sole. La croce avanzerà allora e il suo apparire sarà come una voce che difenderà la causa del Signore di fronte a tutti gli uomini e dimostrerà che nulla egli tralasciò di fare - di quanto era necessario da parte sua -per assicurare la nostra salvezza. Questo segno, sia ai tempi dei nostri padri come oggi, apre le porte che erano chiuse, neutralizza l'effetto mortale dei veleni, annulla il potere letale della cicuta, cura i morsi dei serpenti velenosi. Infatti, se questa croce ha dischiuso le porte dell'oltretomba, ha disteso nuovamente le volte del cielo, ha rinnovato l'ingresso del paradiso, ha distrutto il dominio del diavolo, c'è da stupirsi se essa ha anche vinto la forza dei veleni, delle belve e di altri simili mortali pericoli?

Imprimi, dunque, questo segno nel tuo cuore e abbraccia questa croce, cui dobbiamo la salvezza delle nostre anime. t la croce infatti che ha salvato e convertito tutto il mondo, ha bandito l'errore, ha ristabilito la verità, ha fatto della terra cielo, e degli uomini angeli. Grazie a lei i demoni hanno cessato di essere temibili e sono divenuti disprezzabili; la morte non è più morte, ma sonno.
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