LITURGIA - Chiesa a Villa Borghese Roma

IMMACOLATA
a villa borghese
Chiesa di
Santa Maria
Immacolata
Rettoria a villa borghese
a Villa Borghese
Immacolata
SANTA MARIA
Santa Maria
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RETTORIA
a Villa Borghese
a VILLA BORGHESE
Roma
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LITURGIA * LITURGIA DELLE "ORE" * COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA * SANTI E BEATI
liturgia
L'anno liturgico è la celebrazione della vita di Gesù distribuita nell'arco di un intero anno.
"l'anno liturgico è composto dal ciclo delle stagioni liturgiche, le quali determinano le feste da osservare, le celebrazioni dei Santi, e i passi delle Sacre scritture da leggersi nelle celebrazioni."



Tempo Ordinario
Il tempo successivo all’Epifania rientra nel cosiddetto Tempo Ordinario, ovvero tutti quei periodi dell’anno liturgico durante i quali non si celebrano feste di particolare rilevanza.
Nel Rito romano dura trentatré settimane, divise in due distinti periodi di Tempo Ordinario:
  • dal lunedì dopo la domenica del Battesimo di Gesù, ovvero la domenica dopo l’Epifania, all’inizio della Quaresima (Mercoledì delle ceneri);
  • dopo Pentecoste e fino al successivo tempo di Avvento.
Il colore liturgico del Tempo Ordinario è il verde
Durante il Tempo Ordinario la Chiesa e i fedeli si concentrano sulla lettura e la comprensione dei Vangeli, secondo il ciclo di letture su tre anni stabilito dal Lezionario. Il ciclo di lettura è identificato dalle letture A – B – C :
  • Anno A: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Matteo.
  • Anno B: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Marco.
  • Anno C: la maggior parte dei testi evangelici dal vangelo di Luca.
Il vangelo secondo Giovanni è sempre letto a Pasqua ed è usato per altri tempi liturgici, come Avvento, Natale e Quaresima.
Il nome “Gesù”

Quando vogliamo conoscere una persona come prima cosa le chiediamo come si chiama, le chiediamo di dirci il suo nome.
Nella Sacra Scrittura l'imposizione del nome non è semplicemente una formalità burocratica, ma è un augurio e un'indicazione del compito che quella persona svolgerà nella sua vita.
Anche il Signore, il Verbo incarnato, ha avuto un suo nome proprio, come tutti noi: il nome “Gesù”. È stato Dio stesso a scegliersi il suo nome proprio quando si è fatto uomo, facendolo annunciare da un angelo prima a Maria (cf. Lc 1,30-33) e poi a Giuseppe (cf. Mt 1,20-21).
Ma che cosa significa questo nome? Il nome “Gesù” viene dall'ebraico “Iehosua”, che significa “YHWH salva”. Tommaso d'Aquino dedica un intero articolo della sua Summa theologiae (III, q. 37, a. 2) alla domanda: era conveniente che a Cristo fosse dato il nome proprio di “Gesù”? E risponde di sì, perché è un nome che esprime bene la sua missione: quella appunto di salvare tutti gli uomini.
Ma salvarli da cosa? Il testo del Vangelo di Matteo dice espressamente «dai peccati» (Mt 1,21). Tommaso, sempre nella Summa theologiae (III, q. 49), parla di una triplice salvezza/liberazione che Gesù ha ottenuto per l'uomo: la liberazione dal peccato, dalla pena dovuta al peccato (principalmente la condanna all'inferno), dal potere del diavolo. Cristo, infatti, dice l'Aquinate, con la sua vita e soprattutto con la sua passione e morte, ha espiato i nostri peccati, ha riparato al male commesso dall'uomo, lo ha redento versando il suo sangue come prezzo del suo riscatto; così ci ha liberato dal peccato (soprattutto il peccato originale, ma anche i nostri peccati attuali), e, col peccato, ci ha liberato anche dalla pene ad esso dovute, che, per altro, egli ha assunto di sé, e ci ha affrancati dalla servitù al diavolo, al quale l'uomo si era sottomesso col suo peccato.
Nel suo Commento al Vangelo di Matteo (I, 5) Tommaso dice un'altra cosa interessante: che anche nell'Antico Testamento si parla di uomini che salvano, che liberano, ma in quel caso la salvezza e la liberazione era di tipo materiale, terreno: era la salvezza, la liberazione dai nemici umani. Gesù invece ci salva dal peccato e dai nemici spirituali. Potremmo aggiungere che quella liberazione era limitata al solo popolo di Israele, mentre Gesù ha salvato tutti gli uomini. Come salvatori e liberatori nell'Antico Testamento possiamo pensare ai giudici, che liberarono Israele dai suoi oppressori, e a Giosuè, che sconfisse i popoli cananei e introdusse il popolo ebreo in Palestina. Molto interessante quest’ultimo caso. Il nome “Giosuè” in ebraico, infatti, è una variante di Gesù: in pratica è lo stesso nome in due forme ebraiche diverse (in greco, nella LXX, il nome è addirittura lo stesso: Iesous). Per cui i Padri della Chiesa, sia greci che latini, hanno visto in Giosuè che introdusse Israele nella terra promessa una figura, una anticipazione di Cristo, che introduce il popolo dei fedeli in paradiso.
Infine un'annotazione storico-teologica sul nome di Gesù. Questo nome è spesso raffigurato nelle tre lettere IHS, scritte in stampatello maiuscolo e circondate da raggi solari, sovrastate da una croce e con i tre chiodi della passione sottostanti. In realtà la lettura corretta è IES, perché queste sono le prime tre lettere del nome di Gesù in greco (in greco la E (eta) in stampatello maiuscolo ha la forma della nostra lettera H). Sappiamo che nel nome di Gesù in lingua latina e italiana non c'è nessuna H. Probabilmente questa rappresentazione con tre lettere del nome di Gesù deriva dall'iconografia greca, dove simili abbreviazioni sono assai frequenti. Persasi in Occidente la conoscenza della lingua greca, a partire dal Medioevo, le tre lettere conservarono il significato del nome di Gesù, ma vennero interpretate anche come la sigla di “Iesus Hominum Salvator” (Gesù salvatore degli uomini), che in effetti non è altro che una traduzione del nome “Gesù”. La devozione al trigramma IHS si diffuse soprattutto ad opera di san Bernardino da Siena e dei francescani suoi seguaci e poi ad opera della Compagnia di Gesù, che ne fece uno dei propri simboli.

https://www.domuni.eu/blogs/it/dio-e-luomo/articulos/come-ti-chiami-signore-il-nome-gesu/

Perché San Bernardino
ha creato il cristogramma IHS

Bernardino nutriva una grande devozione per il Santo Nome di Gesù, e ideò un monogramma per questo: IHS, scritto in caratteri gotici e inserito su un sole. Si tratta delle lettere maiuscole greche iota, eta e sigma, le prime tre del nome di Gesù in greco, ΙΗΣΟΎΣ. Come altre rappresentazioni grafiche per il nome di Cristo, rappresentano quello che viene chiamato cristogramma.
Il cristogramma venne inserito su un sole perché nell’Italia cinquecentesca si era assistito a una rinascita dell’adorazione del sole. I greci bizantini avevano ad esempio portato delle copie dell’inno al sole del IV secolo di Giuliano l’Apostata. Il culto di Apollo doveva essere sostituito dalla vera e autentica adorazione di Gesù Cristo, l’unico sole che sorge in Oriente e che è il Figlio unigenito del padre.
San Bernardino mostrava spesso devotamente questo monogramma alla fine dei suoi sermoni a chi lo aveva ascoltato, e incoraggiava i fedeli a porlo sugli stipiti delle loro abitazioni. All’epoca c’era una profonda divisione politica tra i gruppi dei Guelfi e dei Ghibellini, e il santo esortava ad adottare l’IHS piuttosto che a prendere come riferimento gli stemmi di queste fazioni.
Un simbolo duraturo per un nome altrettanto duraturo
L’IHS è quindi un simbolo di pace, di ortodossia, di fedeltà al Signore, e un forte simbolo per aggrapparsi a Gesù e adorare il Suo Santo Nome. L’IHS sarebbe stato in seguito adottato da Sant’Ignazio di Loyola come simbolo della Compagnia di Gesù.
Il nome di Gesù è la grande base della fede che trasforma le persone in figli di Dio. La fede cattolica consiste nella buona novella di Gesù Cristo come luce dell’anima, porta della vita e fondamento dell’eterna salvezza
San Bernardino da Siena
LITURGIA delle "ORE"
prega con la:
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La Liturgia delle Ore nasce dall’esortazione di Gesù a pregare sempre,
La Liturgia delle Ore sancisce un momento di dialogo fra Dio e gli uomini.
La Liturgia delle Ore si compone fondamentalmente della lettura della Parola di Dio e di Salmi diversi a seconda dei giorni e dell’orario.

Tutte queste preghiere comuni, suddivise nell’arco della stessa giornata, furono ordinate e andarono a formare la Liturgia delle Ore o Ufficio divino, una preghiera di lode e supplica della Chiesa con Cristo e a Cristo, arricchita di letture bibliche, cantici e inni.
La riforma di San Benedetto decretò la regola da applicare a questa consuetudine, stabilendo le diverse ore della giornata in cui i monaci dovevano ritrovarsi a pregare insieme, e le modalità.
L’usanza della Liturgia delle Ore si diffuse rapidamente anche al di fuori dei monasteri.
il Concilio Vaticano II ha decretato che, mentre i presbiteri e i vescovi devono praticare la celebrazione della Liturgia delle Ore nella sua forma integrale e i vescovi e i diaconi devono recitare le tre Ore maggiori, anche i fedeli sono tenuti a celebrare ogni giorno almeno le Ore canoniche.

SUDDIVISIONE
Le preghiere sono previste in diverse ore della giornata, articolata nelle ore canoniche.
Le due ore principali sono:
  • le Lodi Mattutine, che si celebrano all’inizio della giornata;
  • i Vespri, che si celebrano alla sera, solitamente all’imbrunire o prima di cena.

Struttura
La prima ora che si recita nella giornata (sia essa l’Ufficio delle Letture o le Lodi Mattutine) è preceduta dalla recita del salmo invitatorio con la sua antifona, che si ripete tra le strofe.
  • il Benedictus o Cantico di Zaccaria nelle Lodi;
  • il Magnificat o Cantico della Beata Vergine Maria nei Vespri.
* Si apre con un versetto (“O Dio, vieni a salvarmi” – “Signore, vieni presto in mio aiuto”, tratto dal salmo 69), a cui segue il Gloria al Padre.
* Poi un inno, tratto dalle composizioni poetiche di origine ecclesiale.
* Si continua con la recita di tre salmi:
Ogni salmo o parte di salmo è introdotto da un’antifona, che ha la funzione di orientare la preghiera al contenuto del salmo; al termine del salmo, salvo ove diversamente indicato, si recita la dossologia Gloria al Padre. L’antifona si recita di nuovo dopo il Gloria al Padre o comunque alla fine dello stesso salmo.
* Segue una lettura biblica con il suo responsorio.
Nelle LODI e nei VESPRI segue  un cantico tratto dal Vangelo:



Le Lodi si concludono con le invocazioni,
i Vespri con le corrispondenti intercessioni,
e a seguire il Padre nostro.

Tutte le ore terminano con l’orazione finale.
COMMENTO DEI PADRI DELLA CHIESA
Nostra attesa è il Salvatore
nostro Gesú Cristo
Sant' Ilario di Poitiers
Vescovo e dottore della Chiesa
Nato in una famiglia pagana probabilmente nel 315 a Poitiers, subì subito il fascino della filosofia, cercando risposte nel pensiero neoplatonico. Ma la lettura della Bibbia gli fece conoscere il cuore della fede cristiana e lo avviò verso un itinerario di approfondimento destinato a renderlo un "dottore della Chiesa". Subito dopo il Battesimo venne scelto come vescovo di Poitiers e come pastore e studioso s'impegnò a indagare la Verità contro le eresie del tempo, in particolare l'arianesimo. Questo gli costò anche sei anni di esilio, durante i quali continuò i suoi studi, dai quali nacque la sua opera più importante il "De Trinitate". Morì nel 367. Pio IX lo ha proclamato Dottore della Chiesa.

dal  "Sermone I in Adv., 1s.
"Noi aspettiamo il Salvatore (Fil 3,20). In verità, l`attesa dei giusti è letizia, dal momento che essi aspettano la beata speranza e l`avvento della gloria del nostro grande Dio e Salvatore nostro Gesú Cristo (cf. Tt 2,13).
 
Ed ora qual è la mia attesa, dice il giusto, se non il Signore? (Sal 38,8). Poi, rivolto al Signore: «Io so - dice - che non sarò confuso nella mia attesa (cf. Sal 118,116). Infatti, è già presso di te la mia sostanza (cf. Sal 38,8), poiché la nostra natura, assunta da te e offerta per noi, è già stata glorificata nella tua persona. Questo ci dà la speranza che ogni carne verrà a te (cf. Sal 64,3), e che le membra seguiranno il loro capo affinché nulla manchi all`olocausto».
 
E perciò con fiducia ancora più totale - perché con coscienza più tranquilla - che si può aspettare il Signore quando si è avuta la grazia di poter dire: «Il poco di sostanza che possedevo, Signore, è presso di te, poiché donandoti i miei beni o disprezzandoli per te, io ho accumulato un tesoro nei cieli. Ai tuoi piedi, ho deposto ogni mio bene, perché ti so capace non solo di custodire (cf. 2Tm 1,12) il mio deposito, ma altresì di restituirmelo centuplicato e di aggiungervi la vita eterna». Poveri di spirito, siate felici di esservi accumulati, secondo il consiglio del Consigliere mirabile, dei tesori in cielo (cf. Mt 6,20), per paura che se i vostri tesori restassero sulla terra, i vostri cuori non avessero a conoscere, al pari di loro, la corruzione!
 
Dice infatti il Signore: Là dove è il tuo tesoro, lí sarà anche il tuo cuore (Mt 6,21). I vostri cuori seguano, dunque, i loro tesori! Fissate in alto il vostro pensiero, e la vostra attesa sia sospesa a Dio, perché possiate dire come dice l`Apostolo: La nostra conversazione è nei cieli, ed è di là che noi aspettiamo il Salvatore (Fil 3,20). O attesa delle genti! Non saranno delusi tutti coloro che ti aspettano (cf. Sal 24,3). Ti hanno atteso i nostri padri; tutti i giusti, dall`origine del mondo, hanno sperato in te e non sono stati confusi (cf. Sal 21,6). Già, allorché fu ricevuta la tua misericordia nel cuore del tuo tempio (cf. Sal 47,1), cori gioiosi fecero sentire le loro lodi e cantarono: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore! (Sal 117,26; Mt 21,9). Io ho atteso senza stancarmi il Signore, ed egli ha rivolto verso me il suo sguardo» (cf. Sal 39,2).
 
Poi, riconoscendo nell`umiltà della carne la maestà divina, dissero: «Ecco, è il nostro Dio! Noi l`abbiamo atteso; egli ci salverà! E` lui il Signore; noi l`abbiamo atteso con pazienza, esulteremo e ci rallegreremo nella sua salvezza!» (cf. Is 25,9). Ma la Chiesa, che negli antichi giusti attese il primo avvento, attende del pari il secondo nei giusti della Nuova Alleanza. E come era certa di veder saldato con il primo il prezzo della redenzione, cosí è sicura che il secondo le apporterà il frutto della remunerazione. Sospesa da questa attesa e da questa speranza al di sopra delle cose della terra, essa aspira con gioia pari all`ardore ai beni eterni.
Mentre altri si affannano a cercare quaggiù la loro felicità e, senza attendere che si adempia il disegno del Signore, si precipitano per accaparrare il bottino che loro offre il mondo, l`uomo beato che ha posto la sua speranza nel Signore e che non ha fissato il suo sguardo sulle vanità e sulle ingannevoli follie (cf. Sal 39,5) si tiene alla larga dalle loro strade, cosí come si evitano le immondizie (cf. Sap 2,16), poiché egli sa che è meglio essere umiliato con il mite piuttosto che condividere le spoglie con i superbi (cf. Pr 16,19).
 
E parlando a se stesso, si consola con queste parole: «Mia eredità è il Signore, ha detto la mia anima; ecco perché io l`aspetterò. Il Signore è buono verso coloro che sperano in lui, per l`anima che lo cerca.
 
E` bene aspettare nel silenzio la salvezza di Dio (cf. Lam 3,24-26). Signore, l`anima mia, in verità, viene meno nell`attesa della tua salvezza, ma io sovrabbondo di speranza nella tua parola (cf. Sal 118,80)».
 
Certamente, come sta scritto, una speranza differita affligge l`anima (Pr 13,12). Però, benché stanca di veder ritardato il compiersi del suo desiderio, essa resta in piena fiducia, a causa della promessa.
 
Sperando in Dio e persino sovrabbondando di speranza, aggiungerò speranza a speranza, cosí come si aggiunge senza posa tribolazione a tribolazione, periodo a periodo. Sono certo infatti che egli alla fine apparirà e non ci ingannerà.
 
Ecco perché, anche se si fa aspettare, io l`aspetterò, poiché verrà senza alcun dubbio e non tarderà (cf. Ab 2,3) oltre un tempo determinato e opportuno.
 
Ma qual è il tempo opportuno? Quello in cui sarà completo il numero dei nostri fratelli (cf. Ap 6,11) ; quello in cui sarà esaurito il tempo della misericordia concesso per la penitenza."

(Ilario di Poitiers, Sermo I in Adv., 1s.)
 
CALENDARIO 2021
importanti RICORRENZE
nel mese di GENNAIO 2022

Il  1°,  santa Maria Madre di Dio.
Il 3 °,  Santissimo Nome di Gesù
Il 6°, Epifania del Signore
Il 9°,  Battesimo del Signore
Il 17°,  s. Antonio Abate
Il 25°, Conversione di San Paolo Apostolo
Il 30°, San Giovanni Bosco

calendario santi


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